Sei Venezia – di Carlo mazzacurati

05/12/2013

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6xvenedig_05 Leggendoil titolo di questo film  ho pensato ad una rassegna geografica di 6 diversi angoli di Venezia.  Vedendo il film, mi sono resa conto che era proprio così, si trattava di una rassegna, che però riguardava   6 diverse persone, cittadini di Venezia e dei dintorni, e loro ci davano un´impressione delle loro diverse vite quotidiane e dunque ci lasciavano anche vedere diversi luoghi della città. Un modo insolito ma interessante per presentare la  varietà di aspetti di una città in modo molto autentico e vivace.

1 Un uomo ritirato, senza moglie e con figlia sposata e fuori casa, che fa  l’archivista volontario nell`Archivio di Stato die Veneza. Tramite le sue spiegazioni si vedono la Chiesa dei Frari, l´archivio enorme, si capisce qualcosa sul lavoro del reatauratore  si vede la biblioteca con alcuni dei suoi tesori.

2 Una giovane veneziana, figlia di un gondoliere, che fa la cameriera all’Hotel „Danieli“. Così ci si tuffa nel mondo dei vecchi palazzi di lusso. Aspetto importante della Venezia di oggi e sempre una meraviglia a se stante.

3 Un archeologo dilettante, che fin dalla sua giovinezza era convinto che Venezia abbia i reperti archeologici sottacqua. Nessuno l’aveva mai preso sul serio, finché non ha trovato un oggetto paleoveneto  in laguna. Da allora anche  gli enti pubblici lo aiutano nella sua ricerca e  se ne ricava tanto.
Si vedono i dintorni della città, L´acqua della laguna, le barene, dove i Veneziani passano il loro tempo libero. Usano il verde come spiaggia, nuotano nella laguna e fanno vela/vanno in barca.

4 Un artista, pittore di arte moderna, i cui quadri sono molto discussi dalla gente di Burano, dove si è stabilito dopo aver abitato a  Torcello. Non capiscono la sua arte ed il suo modo di pensare, rimane escluso dalla comunità dell´isola. In questo modo si vede soprattutto Burano con le sue case colorate e gli abitanti, piuttosto vecchi e molto tradizionalisti.

5 Un proprietario di un locale un po’ ambiguo con un passato criminale, che racconta per filo e per segno quello che ha combinato nella sua vita prima di tornare ad una vita borghese. Si vedono alcuni luoghi di delitti di una volta, una Venezia con vicoli stretti e bui ed i tetti delle case tutti adiacenti, cosicché era più facile scappare dopo un furto. Insomma sono quartieri in cui i turisti non penetrano facilmente. Parla anche dei suoi amici e complici di una volta e ci fa scoprire caratteri onesti e amichevoli malgrado il loro mestiere.

6 Un  ragazzo di dieci anni racconta la sua vita famigliare e quella degli amici.
I genitori possiedono un ristorante dove anche lui aiuta ogni tanto, fa vedere l´interno della sua abitazione, il ristorante, campi da gioco, luoghi d´incontro e racconta dalla sua passione, il canto. Per il futuro lui sogna una carriera da cantante famoso.
Il film chiude con una canzone veneziana, cantata da lui e da suo padre.

 

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Il volto arcaico della Sardegna

11/04/2013

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Siamo nell’anno 2005 e tre amiche ed io si avviano a scoprire la Sardegna.

Cominciamo il viaggio con un volo fino ad Olbia a nordest dell’isola, poi noleggiamo una macchina e via, l’avventura può cominciare.

La prima tappa è la famosa Costa Smeralda. Villaggi mondani e turistici con le debite barche di lusso si alternano a posti solitari, paesaggi suggestivi ed un mare color veramente smeraldino. Proseguiamo fino al punto estremo del nord dell’isola, dove il paesaggio diventa più ruvido e roccioso – il cosidetto „Capo Testa“, un enorme promontorio scoglioso con delle rocce scolpite dal vento che sembra sporgersi verso la Corsica, distante solo 12 km.

Tornando dal nord verso il nostro domicilio a Muravera, che si trova sulla costa orientale, passiamo per una cittadina originariamente romana, Tempio Pausania, che ci colpisce per la sua austerità dovuta alle case di granito color grigio scuro. Però non solo la città ci colpisce, anche il paesaggio intorno che è pieno di querce da sughero piccole e grandi. Molte di loro hanno le „ferite“,  almeno a me sembrava cosi. I contadini avevano appena raccolto la corteccia di sughero e i tronchi rimangono nudi e rossi come se avessero sanguinato.

 

Andiamo avanti verso sud sulla strada centrale dell’isola. Nuraghe sparsi nel terreno, montagne deserte e coperte di macchia, terra secca con delle pecore e paesini chiusi e semplici  appaiono lungo il nostro percorso. Girando poi verso il mare, il paesaggio diventa più fertile ed i paesi più grandi, tagliati da una strada centrale ed una piazzetta davanti alla chiesa. Proprio in un tale paesino andando giù dalla montagna avendo già fatto molta strada e l’ora già avanzata,  abbiamo tutte bisogno di un rinfresco o di un caffè. Vediamo il segno „bar“ su una delle case basse sulla via principale e con sollievo fermiamo la macchina ed entriamo. Dove siamo arrivati! Da una piccola stanza oblunga, buia e piena solo di uomini, almeno trenta teste ci fissano con facce chiuse e sguardi ostili. Ogni conversazione si ferma, come a comando, e noi siamo al centro della loro attenzione. Intruse! Dopo qualche secondo di meraviglia ed un saluto nostro, io proseguo verso il barista per chiedere in italiano se ci può servire quattro caffè. Da quel momento il ghiaccio si rompe, il barista ci chiede da dove veniamo e a dove vogliamo andare.

 

Questo incontro si è inciso nelle nostre menti e rimane indimenticabile.

Leggendo dopo nel nostro corso il libro „Accabadora“ di Michela Murgia tutto è tornato fuori di nuovo, perchè quel libro racconta di quella gente vista allora. La sua storia ci confronta con un’antica tradizione ancora viva negli anni cinquanta del secolo scorso, però ormai penso non più eseguita. Una „accabadora“, protagonista nel libro è, secondo la spiegazione del libro, colei che „finisce“. „Agli occhi della comunità il suo non è un gesto di un`assassina, ma quello amorevole e pietoso di chi aiuta il destino a compiersi. È lei l´ultima madre“

Le persone intorno agiscono secondo le antiche regole di una comunità, parlano poco e tuttavia si capiscono. Sullo sfondo di questa tradizione di far finire una vita pietosamente, il libro ci racconta la vita di un personaggio non necessariamente destinato all´amore ed alla pietà dell´accabadora. Ed è perciò che oltre alla bellezza della lingua dell’autrice e della sua poesia insieme alla crudeltà di certi avvenimenti, questo agire dell´accabadora ha suscitato tante discussioni controverse sulla questione di una morte desiderata e richiesta.

Così mi ricorderò sempre di questo libro insieme alla voglia di tornare in Sardegna.

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