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Il treno è molto meno stressante dell’aereo… ovvero Parigi, quante emozioni!

04/10/2009

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Bietigheim-Baden         Parigi       La macchina del tempo

ANDATA  
“Il treno è molto meno stressante dell’aereo”  mi sono detto, e già solo l’idea di un viaggio con tante ore a disposizione per leggere, telefonare, lavorare al computer e prendere qualcosa al vagone ristorante, mi rilassava. Molto meglio della solita stressante sequenza di code al check in, vuotare le tasche al controllo, turbolenze, orecchie tappate e noiose attese in anonime sale di aeroporto + scalo intermedio e transfer. 

In effetti, il mio viaggio in treno da Salisburgo (A) a Vichy (F) è iniziato benissimo: 4 ore piacevoli e produttive, una pausa in stazione a Stoccarda (D) all’ora di pranzo, ed eccomi già nel TGV, lanciato a tutta velocità verso Parigi. Con charme francese ci avevano già detto “Bienvenus!”… ma in Francia, purtroppo, non eravamo ancora arrivati. E a un certo punto, poco dopo Karlsruhe, il treno si è fermato. In francese e in tedesco ci spiegano che c’è un piccolo problema, una gru ha danneggiato la linea elettrica, ma non è grave, fra un quarto d’ora si riparte. “Per fortuna siamo ancora in Germania, qui sono efficienti” ho pensato. E infatti: dopo un’ora ci dicono che la linea non si può riparare, gli dispiace, ma il nostro TGV si ferma lì, a Bietigheim Baden. Dopo un’altra mezzora l’efficienza della Deutsche Bundesbahn si esprime soprattutto in una cosa: riesce a far entrare circa 300 passeggeri + bagagli in 3 vecchi autobus delle autolinee urbane e portarli 5 km più in là, nel prossimo paesino, Rastatt. Piccola stazione di provincia, piccolo ufficio informazioni, 300 persone all’assalto. Naturalmente solo pochi astuti lo raggiungono, contraddittorie informazioni si diffondono per passa parola. Dobbiamo prendere un treno locale fino a un altro paesino, Appenweier, anzi no, Offenburg, da lì un altro locale fino a Strasburgo, poi si vedrà. Anche senza informazioni mi rendo conto che arriveremo tardissimo a Parigi e la coincidenza per Vichy me la posso già dimenticare. Ma decido di restare tranquillo, in fondo la maggior parte dei miei compagni di avventura sta prendendo l’imprevisto con incredibile senso dell’umorismo: chi si riempie di bräzen ripiene e torte alla panna al bar della stazione, chi telefona agli amici, chi passeggia su e giù con filosofia, un gruppo di signore bavaresi continua a ridere a voce alta… Alla fine, dopo diverse ore, arriviamo finalmente a Strasburgo e lì la musica cambia. Il personale delle ferrovie francesi, le SNCF, è veramente gentilissimo ed efficiente: ci fanno trovare un treno per Parigi sullo stesso binario in cui arrivamo, in pochi minuti risolvono i problemi di tutti quelli che hanno domande o, come me, coincidenze perdute e partiamo. A me spiegano cortesemente che non ho più treni per Vichy e l’unica possibilità è passare la notte a Parigi e proseguire con il primo treno il giorno dopo. Naturalmente le SNCF mi offrono l’Hotel. Devo dire che la sorpresa, tutto sommato, mi piace. Perderò la prima serata del mio convegno, ma avrò un paio d’ore per passeggiare per Parigi e non ho nemmeno bisogno di cercare un Hotel perché è già tutto organizzato. Non mi resta che godermi la serata nella ville lumière, spontaneamente organizzata per me da una gru del Baden-Württernberg e dalle ferrovie francesi. Il giorno dopo devo alzarmi un po’ presto: alle 5, ma tutto va bene e arrivo finalmente, con tredici ore di ritardo, alla stazione di Vichy.

 RITORNO
Siccome in due ore quella sera, all’andata, non avevo visto proprio tutta Parigi, al ritorno ho pensato di approfittare delle tre ore di attesa nella capitale e, fra un treno e l’altro, pur dovendo calcolare un trasferimento dalla Gare de Lyon alla Gare de l’Est mi sono concesso un’altra breve, ma gradevolissima passeggiata nel centro di Parigi.

Avendo programmato con prudenza i tempi, sono riuscito a ritornare  alla Gare de Lyon e recuperare i bagagli con un generoso anticipo… Poi però, aspettando il Metro per la Gare de l’est, dopo un percorso non semplice nei sotterranei della Gare de Lyon, improvvisamente mi accorgo che, tutto d’un colpo, si è fatto tardissimo e non ce la farò mai a prendere il treno per Stoccarda. Shock! Disperazione! Confusione: cosa mi succede? Cosa ho fatto? Si perde così velocemente il senso del tempo quaggiù sottoterra? Passano più veloci i minuti nel Metro di Parigi? Ora comunque è tardi, troppo tardi! Perderò il mio treno. Altri appuntamenti salteranno. E i colleghi rideranno di me: due viaggi, due treni persi, 24 ore di ritardo, 10 punti di credibilità in meno. A dispetto di fervide preghiere e di una folle corsa nel cambio di stazione, arrivo alla Gare de l’est alle 11.30 – il mio TGV partiva alle 11.24. Con la debole speranza che sia in ritardo – so benissimo che un TGV non parte in ritardo – prendo l’ascensore e: miracolo! Emergendo dall’oscurità del metro vedo che gli orologi della Gare de l’est, alla luce del giorno, segnano tranquillamente le 11.05: ho ancora 20 minuti di tempo… posso perfino bere un caffè, dopo essermi ripreso. Cos’era successo? Infilandomi lo zainetto del computer, al deposito bagagli, la corona del mio orologio si era impigliata nella bretella e si era rigirata un po’, trasformando il metro di Parigi in un acceleratore temporale… e facendomi prendere un bello spavento!


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