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Léo Ferré, il mago della poesia musicata

23/06/2014

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Voglio presentarvi, forse ricordarvi il più grande genio della canzone francese del secolo passato: figlio di Joseph Ferré, direttore del personale del casinò di Monte Carlo, e di Marie Scotto, una sarta di origine italiana, Léo Albert Charles Antoine Ferré nacque il 24 agosto a Monaco.
All’età di 7 anni è già iscritto al coro “Chorale de la Maîtrise de la Cathédrale de Monaco”, scopre allora l’arte della musica e del canto da bambino. La conoscenza di Maurice Ravel farà nascere la sua voglia sincera di partecipare all’universo della musica.
A 9 anni entra nel collegio “San Carlo a Bordighera”, in cui rimane fino all’adolescenza, per il giovane Ferré e sa creazione un periodo di vita abbastanza stampando. Nel 1930 (Ferré ha 14 anni) inizia a comporre, p. e. il “Kyrie” per una messa a tre voci. Due anni più tardi si trasferisce a Parigi, dove prende il diploma di scienze politiche, perfeziona i suoi apprendimenti da autodidatta col pianoforte. Scopre anche l’anarchia, che l’accompagnerà fino in fondo.
1941 realizza la sua prima apparizione nell’Academia di Belle Arti di Monte Carlo, 1943 si sposa con Odette Schunck. 1946 parte per Parigi, dove frequenta i cabaret di Saint-Germain, per adesso senza fare strada. Incontra i famosi esistenzialisti e esiliati spagnoli, che l’ispireranno alle canzoni come p. e. “Flamenco de Paris” o “Franco la Muerte”, per la quale raccoglie un divieto d’ingresso in Spagna.
Poco a poco diventa un cantante impegnato, ci sono canzoni numerose che vengono censurate alla radio. (“Monsieur Tout Blanc” contro Pio XII, “Mon général” contro De Gaulle, “Allende” contro Pinochet …).
Nel 1969 si trasferisce in Italia, nei pressi di Firenze. La sua carriera cresce, con numorosi tour in Europa e nel mondo. Si confronta con la classica, scrive un opera (L’opera du Pauvre), dirige sul palco l’Orchestre de l’Institut des Hautes Etudes Musicales de Montreux et c. mischiando fra l’altro Beethoven con le sue composizioni. Siccome la critica lo confronta con una picconata, Ferré si demoralizza e ritorna al suo inizio, canto con accompagnamento al pianoforte.
Musica numerosi poete francesi come Verlaine, Rimbaud oppure Baudelaire, ma anche la sua propria poesia ha trovato il suo posto nel patrimonio culturale francese. La sua influenza fuori dalla Francia si visualizza anche nella quantità d’artisti italiani che l’interpretano come sempre:
– Tête de bois ; – Alice ; – Patty Pravo ; – Gianmaria Testa ; – Franco Battiato …
Léo Ferré muore il 14 luglio 1993 a Castellina in Chianti.


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