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POEMA DI BABELWEB

21/03/2013

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CANTO I

Un giorno di tanti anni fa,

era l’inizio di una primavera senza sole,

in una città dalle belle cupole verderame

s’incontrarono i babelwebiani –

pionieri nel paesaggio fantasioso

della comunicazione interattiva

dello scambio intercomprensivo

della ricetta tipicamente mia tua sua

del posto più bello

del viaggio più avventuroso

del fumetto più reale

del film più avvincente –

pionieri, appunto, come in un nuovo continente

o pianeta, se vuoi, delle parole… E ora,

ora che son passati più di settecento anni

e le cupole verderame sorridono sotto cupole di cristallo intergalattico,

resta di loro un ricordo di parole soffiate

nella fibra di vetro …

Di quando

i babelwebiani gioivano di strette di mano

abbracci, baci di affetto

scambiati davvero, seppure

nascosti dietro schermi di computer,

e simulavano elettroniche distanze,

di quando

nelle loro case cucinando

vitelli tonnati maionesi pizze torte

e bevendo vini colorati

credevano increduli ancora alla velocità del bit

e s’infiammavano per i video di youtube,

di quando

litigavano per libri di cartone morbido e bianco

mentre la neve ancora imbiancava le loro strade grigie

e distinguevano tra i rossi dei garofani e quelli dei semafori

raccontandosi storie,

consigliandosi viaggi,

fecendo versi delle loro solitudini,

Io, poeta incerto che la lingua antica di quegli anni

conservo riscoperta documentata solo dagli affanni

di chi volle che dalla distruzione rimanesse

un segno della vita

segno digitale (come si diceva quando babelweb viveva),

io ricordo.

E di quel mondo disparuto io canto …

[continua]

 

 

 

era di sera e la stagione tardava


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