Piombino – Viaggio sulle tracce di un libro: “Acciaio” di Silvia Avallone

21/03/2013

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L’anno scorso abbiamo letto il libro “Acciaio” di Silvia Avallone. La descrizione del paesaggio e degli impianti industriali ci hanno così impressionato, che mia moglie ed io abbiamo deciso di fare un viaggio in questa regione nel febbraio di quest’anno.

Piombino – Viaggio sulle tracce di un libro: “Acciaio” di Silvia AvalloneGià da lontano si possono vedere le sagome degli altiforni e dei camini della centrale elettrica.  Arriviamo in città e seguiamo le indicazioni per il porto, finché non passiamo davanti agli impianti industriali grigi e arrugginiti della Dalmine e della Lucchini, nomi spesso letti nel libro. Fumo bianco scaturisce dai camini. Il mare non si vede, perché gli edifici del porto ne coprono la vista. Seguiamo una strada che sale su una collina. Sulla spalla della collina sono erette antenne. Abbiamo parcheggiato la macchina e proseguiamo gli ultimi metri a piedi. Da qui sopra si può godere una vista panoramica mozzafiato. In basso a destra c’è il porto, dove i traghetti per l’Elba sono in attesa con la poppa aperta per le macchine. In lontananza si vede il capannone allungato di un laminatoio e la centrale elettrica. Davanti a noi si estende il complesso delle acciaierie con tre altiforni, cokerie e quant’altro è necessario per la produzione di acciaio. Mi viene in mente come la scrittrice Avallone ha paragonato le fabbriche ad un mostro vivente. Più a sinistra entra nel campo visivo la città con la sua massa preponderante di brutte case… e poi il mare blu e, in controluce, le montagne dell’isola d’Elba. Questa è un’impressione indimenticabile. L’effetto si basa sul contrasto tra i brutti impianti industriali, la città densamente edificata e la percezione, da qui sopra, di quella bellezza incontaminata della natura. Vicino a noi, dietro l’impianto di trasmissione, crescono agavi e cactus ad altezza d’uomo. Torniamo verso il centro e parcheggiamo presso il Castello, a pochi passi dal Centro Storico. Passiamo un arco e ci ritroviamo sul lungomare, con vista sul mare e sulle montagne blu dell’Elba. Attorno a noi vagano numerosi gatti, nessuna sorpresa, qui c’è l’asilo della città per felini randagi. Entriamo in zona pedonale. C’è un mercato e tanta gente affolla le strade. Sulle bancarelle sono in vendita vestiti e scarpe , alcune di una bruttezza da lasciare senza fiato. Le case del centro storico si sono conservate più o meno bene, non ci sono edifici veramente vecchi, tranne le antiche porte della città. Grazie alla prosperità dell’industria, una volta si poteva investire in nuove case, ma quei tempi sono passati da tanti anni. Le abitazioni della città non sono molto attraenti. Il partito di Beppe Grillo e quello dei socialisti ecologici cercano di accattivarsi le simpatie per le elezioni di domenica prossima. L’acciaieria è in qualche modo onnipresente. Se si guarda attraverso la fila di case, si vede di nuovo fumo che sale da un altoforno, e, soprattutto, c’è dappertutto un lieve odore di carbone bruciato. Mi ricorda molto la zona della Ruhr, che ho visitato nella mia infanzia. Deve essere terribilmente deprimente quando un’intera città e regione dipendono da un solo datore di lavoro, e qui l’equilibrio è fragile. Da decenni non è stato investito nel miglioramento dell’impatto ambientale delle fabbriche, ora c’è l’intenzione di chiudere e smantellarle perché non sono conformi alle norme. Sarebbero davvero necessari investimenti per l’ambiente, ma la ditta non sarebbe più competitiva. Così, gli operai l’autunno scorso hanno dimostrato per la continuazione dell’attività, ma anche contro condizioni sanitarie problematiche. Prima di ritornare alla macchina, guardiamo giù verso la piccola marina. Sul lungomare si stagliano, impressionanti, i lunghi gambi delle agavi, che sono alte come alberi. Ci godiamo ancora la vista verso l’isola d’Elba nel sole al tramonto e lasciamo Piombino affidandoci al nostro navigatore, anzi, alla nostra “navigatrice”, che ci guida attraverso il raccordo per Grosseto. Purtroppo non abbiamo trovato Via Stalingrado a Piombino, evidentemente esiste solo nel romanzo.

pugnor 0213

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