Venezia, Vivaldi e Tiziano Scarpa. Un viaggio, una fantasia

26/03/2013

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Ascoltare un concerto di Vivaldi nella Chiesa di Santa Maria della Pietà di Venezia è già una bella esperienza. Ma avendo letto il libro “Stabat Mater” di Tiziano Scarpa l’intensità dell’esperienza raddoppia.

Seduta su un banco in questa Chiesa famosa, dove Vivaldi diresse tanti concerti, sto pensando all’orfanotrofio del Settecento chiamato Ospitale della Pietà. Penso alle orfane rinchiuse per tutta la vita in questa rigida istituzione. Qui nacque l’opera grandiosa di Vivaldi, qui il compositore ebbe a disposizione il coro, e le musiciste orfane.

Ascoltando la musica, sono immersa in un sogno come se vivessi nel Settecento, come se questi suoni venissero dall’alto poggiolo sospeso sopra l’altare come se suonassero ancora le giovani musiciste nascoste dietro le fitte grate.

E immagino Cecilia, la sedicenne orfana, violinista straordinaria, che ha nostalgia della madre e soffre di solitudine. Che differenza avrà fatto l’arrivo del maestro e compositore Antonio Vivaldi? Il prete con i capelli rossi e il naso lungo, che la fece suonare in modo tutto diverso: Doveva fare strillare lo strumento come se fosse un uccello, imitare il grido delle rondini in volo, il canto dell’usignolo. E poi l’impatto della sua prima uscita dal convento, dove era protetta dal mondo e allo stesso tempo imprigionata. Avvolte nei mantelli e con i volti coperti da una maschera, le ragazze vissero l’esperienza del primo tragitto in barca. Suonarono in un palazzo per qualche benefattore moribondo che donava una parte dell’eredità all’Orfanatrofio. Che palazzo sarà stato? Il Palazzo Ca’ d’Oro? o il Palazzo Dario? E che effetto avranno fatto le quattro poesie stampate e distribuite in chiesa prima del concerto per guidare l’ascolto del pubblico prima di suonare “Le Quattro Stagioni”?  Evocavano la neve, il ghiaccio che si scioglie, il cane che abbaia, i pastori, il temporale, lo strepito e i silenzi, il ballo dei contadini, il canto del cardellino la gioia e la rabbia, tutto in un pezzo di musica, un anno vissuto in un’ora.

Come e dove sarà finita Cecilia che ebbe il coraggio di fuggire dal convento? Riuscì ad affermarsi come grande musicista? Che le abbiano messo in mano un violino per farla suonare per i nobili? Speriamo! Per me vive e suona ancora nelle chiese, nelle calli e sulle acque di Venezia.

Almut

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